Presentazione della via
Dove si trova la Via Alta del Sole
Profilo altimetrico
5 Tappe tra Biasca e il Passo del San Gottardo
Il tracciato
51 km di cammino quasi sempre sopra i duemila metri, 5'600 metri di dislivello in salita, 5 notti in capanne e rifugi. Sono questi i numeri della Via Alta del Sole, caratterizzata da una grande varietà di ambienti in cui vivere momenti indimenticabili: vaste praterie di montagna, limpidi laghetti alpini, oltre venti vette sopra i duemila metri. Una Via Alta che si dirama per la maggior parte del percorso lungo sentieri bianco-blu (dunque destinati a escursionisti preparati), ma nella categoria dei percorsi alpini è di difficoltà media (T4, con alcuni tratti di T4+), dunque meno impegnativa delle altre Vie Alte del Ticino quale la Crio, la Idra e la Via Alta Verzasca.
Un percorso che si può dividere in due parti: le prime due tappe sono meno alpine, si trovano ambienti più tranquilli e riposanti, con boschi e pascoli che accompagnano l’escursionista. Dalla Bassa di Nara i pendii erbosi si fanno più ripidi, le dorsali si disegnano sempre più, compaiono alcune rocce sulle creste sino a raggiungere Gana Rossa: piccolo rifugio posto poco sotto la linea spartiacque. Proseguendo verso nord, gli ambienti si fanno più alpini, i pascoli diventano sempre più rari e lasciano il posto alle rocce, ai pendii detritici per terminare sulle creste più affilate di alta montagna che da Cadlimo portano al San Gottardo.
Nelle stagioni regolari la Via Alta del Sole dovrebbe essere praticabile da inizio giugno per la prima parte sino a Gana Rossa e da luglio per la parte più a nord. In autunno si può percorrere sino a circa metà ottobre per la parte a nord e sino fine ottobre nella parte sud (ma visto il clima questo periodo potrebbe variare). A inizio stagione occorre valutare lo stato dell’innevamento specie nei punti ripidi ed esposti, mentre a fine stagione il terreno può essere duro o ghiacciato, oppure già ricoperto dalla prima neve.
Flora e fauna
La varietà di fauna, flora, geologia e morfologia sorprende a ogni passo e dà vita a un percorso estremamente variegato. Panorami mozzafiato che si estendono a perdita d’occhio: dalle selvagge cime circostanti fino ai 4’000 delle Alpi.
La prima tappa attraversa boschi di pini e larici, a seguire saranno i pascoli ad imporsi dove la presenza di mucche al pascolo e la grande varietà di fiori colpisce l’occhio del passante. Molte sono le creste e le pietraie nelle quali si può scoprire le conformazioni del terreno ma anche i tipi di roccia, come la dolomia che compare in più tappe e colpisce per la sua particolarità sia fisica che cromatica, inoltre si ammirano diversi (6 passando nelle vicinanze e 8 toccati) laghetti alpini, vere gemme incastonate nelle montagne. Questa zona è ricca di animali selvatici, camosci e stambecchi sono molto diffusi e specie nelle tappe più alte si possono scorgere la sera o il mattino, capita anche di vedere caprioli, volpi, lepri, simpatici ermellini e molte marmotte che accompagnano l’escursionista con i loro fischi quali segnali di allarme. Camminando sulle creste capita anche di vedere dei grossi uccelli rapaci: aquile magari in compagnia del giovane aquilotto, se si ha fortuna il gipeto che si avvicina all’uomo per capire chi invade i suoi territori, gruppi numerosi di grifoni che impressionano per l’apertura alare.
Capanne e rifugi
Il percorso collega cinque tra capanne e rifugi alpini, limitando i dislivelli e proponendo tappe di varia difficoltà e lunghezza. Grazie ai numerosi collegamenti, da e per il fondovalle, è possibile percorrere le tappe singolarmente oppure concatenarle a discrezione, realizzando un itinerario personalizzato. In questo trekking troviamo 2 grandi capanne custodite (Cadagno e Cadlimo), una capanna non custodita (Pian d’Alpe), un piccolo rifugio (Bassa di Nara) e un rifugio più grande ma senza guardiano (Gana Rossa).
Un' esperienza unica
Camminare sulle creste guardano il fondovalle dall’alto di questa dorsale isolata in mezzo a due ampie vallate è un’emozione unica. La vista verso il basso colpisce, ma lo sguardo sulle creste all’orizzonte pennellate di bianco per la presenza dei ghiacciai delle alte vette vallesane e bernesi sorprende e fa capire che questa Via Alta ha un fascino tutto suo. Durante le varie ore del giorno approfittando della diversa inclinazione dei raggi del sole i pendii circostanti si tingono di colori e ombre sempre diverse ed affascinanti. Una via alta non è necessariamente un via difficile, la particolarità principale è che si guarda il mondo dall’alto, e questo non è poco!
“Via Alta del Sole”, motivazioni del nome
Il percorso passa sui sentieri e le creste che dividono la Valle Leventina dalla Valle di Blenio, anche chiamata "Valle del Sole". Ecco un primo legame con il nome della valle bleniese
Si passa dal Pizzo del Sole, situato circa a metà percorso ed è uno dei punti più alti e caratteristici della Via.
Il Pizzo del Sole fa da confine; andando verso meridione di questa cima vi è la Valle di Blenio a settentrione la Valle Leventina.
Sul versante orografico sinistro della Valle di Blenio, vi è la Via Alta Crio, il cui nome richiama il freddo delle alte quote e dei ghiacciai. Il versante opposto della valle di Blenio, offre ambiente meno ostili, più caldi e facili da percorrere. “Sole” è contrario di “Crio”, come lo sono le due Vie Alte che si “guardano” dai versanti opposti della valle.
Il sole offre stabilità meteorologica, come spesso si trova in questa regione.