Tappa 3

Rifugio Gana Rossa – Capanna Cadagno

Dal rifugio Gana Rossa si risale per un breve tratto il sentiero in direzione della Sella di Ör Languosa sino a raggiungere il traliccio dell’alta tensione, da qui si piega a sinistra (Nord-Ovest) e si procede in leggera salita lungo pendii erbosi frammisti a conformazioni rocciose sino a raggiungere alcune pietraie che si superano facilmente e permettono di portarsi ai piedi dei contrafforti rocciosi che scendono dal versante Sud della Cima di Gana Rossa. Si prosegue ai piedi delle rocce costeggiando in traverso tutta questa parete granitica seguendo un sentierino di animali, sino a raggiungere la sella della Bassa di Canariscetto (2488 m).

Si percorre la cresta Sud-Est del Pizzo di Campello, inizialmente si presenta con una doppia cresta la si risale nella valletta centrale lungo un terreno caratterizzato da grandi massi all’inizio e per finire su terreno più comodo. Nel punto dove le due creste si congiungono si segue una cengia erbosa sul lato Leventina (1 passo leggermente esposto) che permette di aggirare la cresta frastagliata e riguadagnare più avanti il filo roccioso. Segue un tratto in facile arrampicata (2° grado, corda da 20 metri, che si può evitare tramite un sentierino sul lato Leventina), per superare un muretto ed una placca inclinata, così da portarsi nuovamente sul filo roccioso che si segue senza difficoltà sino al Pizzo di Campello (2660 m, con ometto di cima). Dalla cima si scende per alcuni metri per poi seguire il filo della cresta rocciosa mai difficile e mai molto esposto, si raggiunge un muretto (2° grado due maniglie metalliche, poco esposto) e a seguire un facile diedro (2° grado una maniglia metallica, poco esposto). Dopo questi due passi si procede in cresta camminando sino a raggiungere la quota 2624 m caratterizzata da un palo in legno (da questo punto – quale via di fuga - si può scendere il pendio erboso raggiungendo in circa 20 min. la stazione di arrivo della seggiovia a 2280 m). Si prosegue continuando sulla cresta in discesa, un primo tratto affilato caratterizzato da rocce inclinate si supera sul filo dopodiché quando la cresta diventa più frastagliata si scende di pochi metri sul versante Blenio aggirando questa parte e riprendendo la cresta nei pressi di un’elevazione. Si continua sempre sul filo, poi per un breve tratto si segue un sentierino erboso a picco sul lago di Carì (passo leggermente esposto per aggirare una roccia, evitabile sul lato Blenio), dopodiché su rocce rotte, meno ripide con tracce di sentierini si raggiunge la Bocchetta Gana Rossa (2535 m).

Da questo punto si scorge la vetta del Pizzo d’Era, un primo tratto segue ancora la cresta su grossi blocchi, per poi piegare sul versante Blenio seguendo un pendio – canale friabile e instabile sino raggiungere nuovamente la cresta sopra il salto roccioso appena aggirato. Un ulteriore facile tratto in cresta e poi una leggera traversa su terreno erboso lato Leventina permettono di contornare di pochi metri la vetta del Pizzo d’Era (2618 m) e lungo la dorsale pianeggiante raggiungere il punto dove scende la costa erbosa verso il lago di Carì (possibile via di fuga sino al lago) dove si trova un punto trigonometrico (vecchio treppiede in metallo). Lungo un pendio erboso si raggiunge un’ampia sella, seguono alcune rocce rotte (caratteristico il passaggio in una “porta” tra due blocchi) per poi arrivare alla Bocchetta d’Era (2539 m). Da questo punto si percorre la cresta Sud-Ovest del Pizzo Predèlp, nella prima parte è molto frastagliata e rotta per questo motivo diversi tratti vengono aggirati tutti sul versante Blenio (ma si possono anche superare direttamente con divertente arrampicata), lungo questi pendii che corrono poco sotto la cresta si raggiunge l’anticima a quota 2598 m. Un bel tratto pianeggiante sul filo dell’aerea cresta porta alle placche finali, che si presentano come conformazioni rotte con alcune ampie fessure e crepacci da superare con passi atletici e raggiungere così il grande ometto della vetta del Pizzo Predèlp (2585 m). Un pendio detritico frammisto a tratti di erba e pietraie con tracce di sentieri, permette di scendere al Passo Predèlp (2449 m) dove si incrocia il sentiero bianco – rosso che collega Predèlp in Leventina a Casascia sul Lucomagno.

Dal valico alla Bassa di Söu la cresta cede il passo ad un’ampia dorsale in parte disseminata da pietre e blocchi, nella prima parte si costeggia il bordo leventinese per poi inoltrarsi su pendii caratterizzati da rade pietraie e raggiungere più in alto un pianoro che aggira sul lato Leventina la quota 2585 m. Si procede sempre su terreno pianeggiante ed in parte in leggera discesa (non è evidente causa la conformazione del terreno, ma i molti segni aiutano a trovare la via), si passa a lato della quota 2546 m e si scende lungo pietraie e tratti erbosi alla bocchetta della Bassa di Söu (2443 m). Segue un tratto di cresta caratterizzato da grandi massi da superare in parte direttamente e in parte lungo sentierini sul lato Blenio, così da raggiungere un ampio pianoro a quota 2596 m che bisogna attraversare per poi raggiungere lungo il versante Ovest la vetta di Le Pipe (2667 m). Il collegamento tra Le Pipe e il Pizzo del Sole segue la cresta, si tratta di una bella traversata molto panoramica, a volte vi sono dei piccoli muretti da superare, ma mai esposti e mai difficili (a volere si possono seguire dei sentierini sotto la cresta sul lato Blenio ma è peccato in quanto si perde il bel panorama sulla Leventina). L’ultimo tratto della cresta presenta alcuni tratti più ripidi, un muretto iniziale (2° grado, 2 maniglie metalliche, leggermente esposto) e altri brevi e facili passaggi (2° grado, 1 maniglia metallica) permettono di raggiungere i 2773 metri del Pizzo del Sole.

Lungo la cresta Est, che nella prima parte presenta alcune pietraie e poi diventa erbosa con dei piccoli sentierini scavati nel terreno (tratto assai ripido e abbastanza esposto sui laghi di Chiéra che richiede concentrazione e passo sicuro, ma mai difficile in quanto si seguono i sentierini scavati nel terreno), permette di raggiungere la Bassa di Pos Lèi (2592 m). Dal valico si scende lungo una placca in granito attraversata da comode crepe e cenge che consentono di procedere con sicurezza (1° grado, non esposta, 40 m di corde) così da raggiungere il pendio sottostante. Segue un tratto di percorso lungo pietraie abbastanza ripide con sassi a volte instabili (tratto iniziale del pendio scomodo e faticoso), verso i 2450 m si piega a destra (Nord-Est), si attraversa un pendio ricco di sassi e sfasciumi sino raggiungere una dorsale che si scende direttamente su terreno più solido anche con tratti erbosi. Seguendo questo dosso si raggiungere un caratteristico masso a circa 2400 m che segna la fine di questa parte disseminata di pietraie. Da questo punto pendii erbosi frammisti a rocce e sassi, permettono di raggiungere il Lèi Pécian (2322 m) i cui bordi erbosi invogliano ad una pausa e ad un bagno rinfrescante. Dal lago si scendono i pendii erbosi, arrivati sul piano si attraversa il fiume e si prosegue sempre lungo una zona pianeggiante sul lato destro orografico del Ri dei Calcestri. Si supera un caratteristico luogo dove ci sono grossi massi, si prosegue a mezza costa seguendo il sentiero pianeggiante sino raggiungere l’ampia sella posta sulla dorsale erbosa. Non si scende a destra lungo il grande solco nel terreno che porta all’alpe, ma ci si tiene sulla sinistra del dosso che divide il riale dall’alpe, questo tratto caratterizzato da ampi pascoli e una valletta finale permette di raggiungere l’alpe di Carorescio (2129 m) nei pressi del ponticello sulla strada sterrata. Per gli ultimi 200 metri di questo percorso si può effettuare una variante che è marcata con punti bianchi: nei pressi di un segno bianco-blu affiancato da un punto bianco, si abbandona il sentiero e si procede verso il Ri di Calcestri, si scende un canale erboso (a volte vi è alta vegetazione) sino a raggiungere il fondo del “canyon” caratterizzato da bianche pareti rocciose composte da dolomia nella quale l’acqua ha scavato il solco del fiume. Si costeggiano queste pareti in un emozionante percorso tra il fiume cristallino che scorre poco sotto e il bianco della roccia, quando la cengia termina davanti ad una parete verticale bisogna imboccare una grotta (lunga 12 metri circa, nella quale si possono vedere ossa, segno di pasti di animali) che permette di sbucare sul lato opposto dove in breve si scende alla strada e all’alpe. Dall’alpe Carorescio si segue la strada sterrata che porta alla capanna Cadagno (1987 m).